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Cari dialoganti,

il dialogo di ieri è stato molto “ricco”, perchè denso di tanti stimoli interessanti;  è stato “ricco” anche grazie alla numerosa partecipazione.

La nostra domanda “filosofare: perchè?” ha avuto risposte valide che danno un senso anche la percorso dei Dialoghi filosofici….per non filosofi. Abbiamo considerato la filosofia come un “bisogno”, come qualcosa di naturale, come ciò che ci migliora….

Ci vediamo al prossimo dialogo

Norma

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Cari dialoganti, 

anche quest’anno organizzerò dialoghi fuori programma….. ci saranno due novità: faremo un percorso filosofico dialogando sui vizi  e non sarò sola a condurre. Ho coinvolto due colleghi, che alcuni di voi hanno già conosciuto l’anno scorso: Giorgio Giacometti, consulente filosofico udinese e segretario nazionale di Phronesis (Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica) e Anna Giliberti, socia in formazione di Phronesis,  prossima al riconoscimento come consulente filosofico.

Il nostro percorso avrà come titolo “Un dialogo….un vizio”, vi comunicherò date e conduttori durante i nostri Dialoghi.

 A presto

Norma

Cari dialoganti, 

ieri Mariella mi ha scritto un messaggio molto interessante e abbiamo deciso di condividerlo con voi…… 

Ho letto in un libro che “l’uomo non è mai padrone: è sempre un domestico, in casa di un altro. Ha bisogno di essere accolto e ospitato, e non trova se stesso se non presso l’altro” (Silvano Fausti). Ciò mi fa pensare al mio percorso da dialogante”. 

Un caro saluto

Norma

La quarta edizione dei Dialoghi filosofici ….per non filosofi comincerà giovedì 7 ottobre con il dialogo “Filosofare: perché?” 

I dialoghi filosofici si svolgeranno, anche quest’anno, presso la Biblioteca Diocesana di Trapani “G. B. Amico” dalle ore 21.30.

Gli incontri saranno a numero chiuso, è possibile prenotarsi telefonando al numero 3294664349.

Dialoghi filosofici....per non filosofi - Quarta edizione

Difficile riassumere l’intenso pomeriggio di ieri. Abbiamo sfiorato le diverse sfumature che ruotano intorno alla felicità: dono o conquista, attimo o condizione, in solitudine o grazie all’incontro con l’altro, dicibile o no…..  Il nostro dialogo è stato facilitato dai diversi ed interessanti stimoli che ogni dialogante ha condiviso con gli altri e dalle letture scelte da me e Giorgio.

Possiamo dare una definizione di felicità?  Forse non ci sono parole per esprimerla…..La felicità dura un attimo o è una condizione? Forse dipende dalla percezione che ognuno di noi ha di essa….Possiamo essere felici senza l’incontro con l’altro? Forse grazie all’altro sappiamo riconoscere la felicità…..forse non basterebbe un ciclo intero di dialoghi filosofici per esaminare le varie domande emerse dal nostro pomeriggio e quelle semplicemente accennate.

Con gioia ho notato che non ci siamo soffermati a parlare di una felicità materiale, ormai troppo comune, spesso la felicità oggi viene associata all’avere, al possedere; invece ieri abbiamo parlato di una felicità interiore, una felicità dell’essere.

Norma

Carissimi,

pubblico una riflessione, a mio avviso, molto interessante, che mi ha appena inviato Anna sul suo dialogo sul tempo……..

Siamo abituati a pensare di poter disporre del TEMPO e grazie alla nostra capacità di progettare il futuro possiamo anche scegliere di “risparmiare tempo” in vista di scopi più importanti. Ma non raramente ci troviamo di fronte all’ esperienza del “troppo tardi”, del “già finito”.

Spesso diciamo che il tempo ci “viene a mancare”, che “ci scivola tra le dita”, che non abbiamo tempo per fare qualcosa.

Assistiamo all’avvicendarsi del giorno e della notte, al susseguirsi delle stagioni, al succedersi delle generazioni, alla brevità dell’esistenza individuale; a volte vorremmo arrestare il tempo per prolungare i momenti felici, a volte il tempo è troppo lungo e non passa mai.

 Ma che cos’è il TEMPO?

S. Agostino nelle Confessioni dice:

Se nessuno me lo chiede lo so. Se però dovessi spiegare a chi me lo chiede non lo so più.

Come pensare allora il tempo, che è unione di passato, ciò che non è più, e futuro, ciò che non è ancora, ma che può esperito solo nell’istante presente? 

Diciamo spesso che bisogna  rispettare i tempi altrui, ma affermare che ognuno ha il suo tempo non è solo un modo di dire.

Crescere, invecchiare anche, non è un processo che avviene parallelamente allo scorrere dei giorni, delle settimane, dei giorni.

Questo è piuttosto il modo in cui misuriamo il tempo. Invecchiare non è un’esperienza del tempo che scorre, ma una disposizione specifica dell’uomo, di colui che ha un tempo proprio, e che consiste in una progressiva riduzione di futuro e un ammassarsi imponente di passato.

In questo senso il passato non può essere semplicemente dimenticato e svanire, e il futuro non si impone per il semplice fatto di essere qualcosa di assolutamente nuovo. Il passaggio dal vecchio al nuovo costituisce l’esperienza del tempo, ma non è qualcosa che avviene per tutti allo stesso modo.

Sospinti dal silenzioso scorrere del tempo che ci incalza di continuo, viviamo di distinzioni. Siamo costretti a scegliere, a preferire qualcosa a favore di qualcos’altro.

Chi sceglie il passato si può richiamare al fatto che in ciò che si è conservato non c’è niente di ignoto, mentre il nuovo ha sempre qualcosa di azzardato, ma l’opposizione a qualsiasi innovazione significa privarsi di possibilità ed esperienze che forse possono essere affrontate brillantemente.

Solo colui che può prendere congedo; chi può rinunciare alle cose che stanno ormai alle spalle, soltanto chi non si tiene aggrappato al passato può aprirsi al futuro”. (H.H.Gadamer)

Mi hanno recentemente posto una domanda che ha fatto nascere in me dubbi e perplessità: “l’uomo contemporaneo sa ancora meravigliarsi?”. Non posso rispondere se non faccio prima un passo indietro, un passo che mi permetterà forse di dare una risposta coerente, devo prima pormi un’altra domanda: “cos’è oggi la meraviglia?” I nostri avi avevano opinioni ben precise al riguardo: c’è chi addirittura la poneva come principio del filosofare. Possiamo leggere in uno dei dialoghi di Platone “E’ proprio del filosofo essere pieno di meraviglia, né altro cominciamento ha il filosofare che questo essere pieno di meraviglia”. Essa dunque sembra occupare un posto importante per l’uomo: la meraviglia funge da motore per ogni ricerca sia rivolta a conoscere noi stessi sia rivolta a conoscere ciò che ci circonda. Mi tornano alla mente anche le parole di Aristotele: “Gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni che erano a portata di mano e di cui essi non sapevano rendersi conto, e in un secondo momento, a poco a poco, procedendo in questo stesso modo, si trovarono di fronte a maggiori difficoltà, quali le affezioni della luna e del sole e delle stelle e l’origine dell’universo. Chi è nell’incertezza e nella meraviglia crede di essere nell’ignoranza.” Viene qui rafforzata la tesi seconda la quale l’uomo è caratterizzato da un inesauribile desiderio di conoscere, ma l’uomo, secondo me, non è solo razionalità, dunque la meraviglia potrebbe forse rappresentare il sentimento che meglio esprime questo desiderio? L’uomo, infatti, solo se urtato, meravigliato, quindi scosso da qualcosa, intraprende una ricerca per conoscersi e conoscere meglio. A questo punto il mio dubbio appare più chiaro e mi chiedo: se la meraviglia è quel motore che ci spinge verso diverse ricerche e che rappresenta un desiderio illimitato di conoscere, c’è ancora spazio per essa oggi in un mondo dove tutto appare ovvio, forse troppo scontato, dove non c’è molto spazio lasciato all’immaginazione, alla fantasia? Sappiamo ancora farci guidare dalla meraviglia, forse ancora presente nei bambini, che ci lascia a bocca aperta di fronte qualcosa che non conosciamo o che conosciamo e vediamo talvolta in modo diverso?

Ieri sera simposio filosofico per non filosofi  in una calda atmosfera, riscaldata da uno scoppiettante camino e naturalmente dal dialogo filosofico che caratterizza i nostri incontri.      Il tema affrontato, prima a tavola e poi attorno al camino, è stato “La televisione oggi. Qual è la sua funzione?” Inevitabile un tuffo nei ricordi che ci ha condotti ad esaminare insieme la trasformazione della televisione; partendo dalla sua nascita fino a giungere ai nostri giorni. Oggi viene considerata un grande contenitore di tante, forse troppe cose, spesso non educative per i giovani e non interessanti per gli adulti. Ma la tv deve essere anche educativa o il suo scopo è quello di divertire ed informare, mirando solo a far aumentare l’audience a tutti i costi?

Tante domande e riflessioni sono emerse grazie ai notevoli interventi di tutti i dialoganti.

Al prossimo dialogo filosofico

Norma

E’ noto che il simposio rappresentava per i greci un importante momento nella loro vita sociale. Il simposio era quella pratica (filosofica?) conviviale che faceva seguito ad un banchetto, con lo scopo di scambiarsi idee ed opinioni, rappresentava, quindi, anche un luogo di riflessione. Dialogo e riflessione accompagnati da cibo e vino.

I “dialoghi filosofici…per non filosofi” recuperano questa interessante tradizione, organizzando i “Simposi filosofici…per non filosofi”.

A domenica, cari dialoganti.

Norma

Ieri è stato molto interessante dialogare non solo sulla domanda “che cos’è la solidarietà?”,  ma soprattutto sul valore che ognuno di noi le attribuisce, chidendosi  “è un gesto d’amore o un modo d’apparire?”
Norma

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